Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/215

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 209 —

manno riafferrò prontamente il filo per accrescere l’imbarazzo della giovinetta.

— Certo, sclamò egli sorridendo, senza offendere la modestia di madamigella, io farei sincero augurio a tutti i miei amici d’incontrarsi in una sposa quanto lei leggiadra..... e virtuosa. — Pur troppo la è questa tal sorte che tocca a pochi prediletti, fra i quali ho il piacere di contarvi il signor Filippo. — Creda pure signor mio, che l’invidio di tutto cuore.

Laura alzò lo sguardo per la prima volta ad Ermanno, ed in quegli occhi eravi un accento tale di preghiera, un’espressione sì supplichevole, da disarmare la collera di chiunque; ma Ermanno fu inesorabile; prese a caso vari quinterni di musica, e sciegliendo fra essi vi trovò una Romanza d’Hoffmann.

— Madamigella, diss’egli, è da molto che non ho più il bene di sentire la sua voce; questa Romanza deve starle a meraviglia, e la sentirei volontieri.

Laura tentò di ricusare, ed egli si volse allora a Filippo dicendogli:

— Tocca a lei signore, ella ha più influenza di quanto possa averne io; la sua preghiera vale assai più della mia, e madamigella non oserà rifiutarsi.....

Non c’era riparo, la crudeltà era troppo raffinata, e Laura non potendo schermirsene si abbandonò alla sorte. — Tutti fecero silenzio, Filippo accompagnava, ed Ermanno fissò gli occhi in volto a Laura che sotto quello sguardo si sentiva oppressa, nullameno; fecesi coraggio, e cantò:

Ombre amene, amiche piante,
Il mio bene, il caro amante
Chi mi dice dove andò?
Zeffiretto lusinghiero
A lui vola messaggiero,
Di’ che torni e che mi renda
Quella pace che non ho!