Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/222

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prì, ed entrò nel recinto. — In fondo, all’ombra di un salice, l’unico che vi fosse colà, eravi una croce nuova piantata nella terra smossa di recente; appiè di quella croce la donna cadde in ginocchio, e pianse a dirotto.

Da tre giorni Ermanno riposava là sotterra!....

Era un’incantevole dimora degna al tutto dell’artista che ebbe al mondo vita affannata e tempestosa; là, sotto le povere zolle quel cuore straziato aveva forse trovata la sua pace.

Ermanno non era più! Il soffio di morte spense la sua debole esistenza. Il cuore più nobile, il dolore più grande, il genio più sublime, si compendiavano in quella povera croce che sovrastava mestamente al tumulo. — Ermanno non era più! La sua vita fu breve come lampo..... Passò e sparve, lasciando dietro di sè una traccia luminosa. —

Egli non era nato a tempo; l’anima sua precorse l’epoca a cui era destinata, epperciò la sua fase fu una tortura continua, un martirio straziante. Passò rapidamente la corruttela del mondo non ancora pervenuto a’ suoi alti destini; ovunque trovò seminata la perfidia, ovunque ebbe a soffrire disinganni. — Oppressa e sfinita quell’anima nobile, s’involò dalle nostre basse regioni per risalire al suo cielo d’onde erasi dipartita prematuramente, e nascose il corpo che la vestiva in un cimitero deserto e solitario; lo nascose allo sguardo dei profani, affinchè quel frale che non ebbe pace in vita non venisse insultato in morte!....

Ermanno morì lasciando nel più doloroso isolamento la povera madre sua che tanto lo amava. — Se è vero che le vicende di quaggiù sono governate da Dio, bisogna dire che la sapienza divina e talora inesplicabile! — A noi miseri mortali non e certamente dato di confutare e comprendere le sante leggi della creazione; ma bisogna dirlo, noi sortiamo dalla natura