Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/226

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dre di Ermanno; Laura non la conosceva di persona, ma fu pur colta dalla stessa pietà, ed il di lei cuore provò una stretta dolorosa, perchè su quel volto addolorato, vi trovò una rassomiglianza che le fece tutto palese. — Le gramaglie ond’era vestita suscitarono un dubbio crudele nell’animo di tutti, e Paolo con passo incerto, senza poter profferir parola, mosse incontro a quella donna, e l’arrestò per il braccio.

Ella si volse, lo guardò in volto, mandò un grido di sorpresa che scoppiò in un singulto, e si nascose il volto fra le mani.

Gli altri si avvicinarono, ma nessuno osò turbare lo sfogo di quel dolore; tutti avevano le lagrime agli occhi.

— Per pietà di voi signora! sclamò finalmente Paolo, diteci, diteci qualche cosa.... che è avvenuto?

— Mio figlio.... il mio Ermanno, non è più!

Queste parole dette con tanto strazio caddero come colpi di pugnale sull’anima di Laura, che non ebbe più freno al pianto.

— Oh! Paolo, aggiunse la madre fra i singhiozzi, se tu sapessi quanto ha sofferto quel povero angelo!... certamente egli è in cielo, perchè mio Dio, non si può morire così senza premio!.... ora è là, riprese additando il salice, è là che dorme la mia creatura, è là mio buon Paolo il tuo amico.... tuo fratello. Ed io non sono morta di dolore! Il cielo m’infligge di vivere in tanta desolazione peggiore di morte. — Sono tre giorni appena che il mio Ermanno è morto; tre giorni che il suo corpo sottile e consumato riposa là, sotto quel salice!....

Nessuno sapeva trovare una parola di conforto. — Letizia e Laura si erano abbracciate piangendo; Paolo ed Alfredo si facevano forza, ma le lagrime scaturivano dai loro occhi. — Era un quadro straziante oltre