Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/234

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 228 —

quell’aureola di tutta gioia che avrebbe coronata la nostra unione.

«Vivere per te, amarti dell’amore degli angeli; ecco quale sarebbe stata la mia meta! e nelle recondite dolcezze del nostro santuario abbellito dal sorriso ineffabile d’un amore senza fine, noi avremmo provato che il cuore è il più ricco dei tesori, e che solo per esso si possono dimenticare le angustie dell’esistenza!....

· · · · · · · · · · · · · · · · · · · ·

«Ecco il secreto che ora oso confidarti perchè sono sull’orlo della tomba; ecco il sogno che allegrò di qualche dolcezza la mia povera vita. — Dimmi tu Laura se si poteva più oltre spingere l’illusione; dimmi tu se non sono un povero pazzo!

«Ciò che è strano si è che ti scrivo colla dolce persuasione di avere una risposta: davvero che sarei molto ansioso di sapere quel che penserai dopo la lettura di queste pagine; e sono certo che tu mi perdoneresti di aver sollevato il velo di una speranza che sinora nascosi tanto gelosamente.... Ma io sarò morto allora, e la tua lettera giungerebbe troppo tardi!

«In queste ore supreme, mi attraversano la mente tutti gli episodj della vita; gli anni passati si schierano nella mia memoria... oh la triste corona! Ognuno d’essi porta l’impronta di illusioni svanite, di speranze deluse. I primi appariscono come pallide larve, e già si confondono nelle tenebre dell’oblio. — L’ultimo appena si presenta adorno di qualche conforto... Fu una lunga illusione, una lunga speranza, morta essa pure miseramente come tutte le altre!....

«Vivi felice, o Laura; è questo il voto più ardente dell’anima mia: possa tu ritrovare nella pace domestica, nell’amore del tuo sposo quelle gioie che io ho