Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/235

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cercato invano. — Vivi felice, e quest’augurio si mescerà all’ultimo mio sospiro.

«Io non vedrò più i tuoi begl’occhi, non udrò più il suono della tua voce penetrante, non stringerò più la tua bella mano, ma tu ti ricorderai spesso di me, perchè lascio nel tuo cuore un tesoro di memorie.... fra qualche anno, allorchè l’affetto di madre vincerà quello di sposa, volgendo il pensiero al povero Ermanno, ti sentirai commossa.... rammentati allora per tua pace che io abbandono la terra perdonandoti.

«Un’altra preghiera. — Se mai ti accadesse di recarti in Brescia, vieni Laura, vieni fra questi colli a visitare la mia ultima dimora.... vieni a deporre un fiore sulla croce che segnerà il mio nome. —

«Ah! pur troppo non sarà incolta quella tomba! È riserbato alla mia povera madre lo straziante compito di vegliare al tumulo... mia madre, che mentre ti scrivo mi guarda cogli occhi lagrimosi. Essa mi legge sul volto l’amara sentenza del mio destino; mi vede lentamente morire, senza che le sue lacrime, le sue preghiere ritardino d’un istante il colpo fatale che la spingerà al sepolcro.

«Povera madre! Tanti anni di cure consumati a crescere un figlio che presto spirerà fra le sue braccia, lasciandola col triste retaggio di un dolore senza fine. — Io l’abbandono sola per tutto il resto di sua vita nella più straziante desolazione.... Ove volgerà i suoi passi per cercarmi questa misera creatura, allorchè sarò morto?.... Chi asciugherà le sue lagrime; chi le chiuderà gli occhi all’eterno riposo!

«Oh! faccia il cielo che ella trovi la forza per reggere a tanta sventura. — Povera madre! —

«Bisogna credere in fin di vita, bisogna credere nella Provvidenza divina; ed io spero che il martirio di que-