Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/32

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uno che piacesse... a lei; diciamolo pure, in tutto quel giorno egli non agì per conto suo; il suo spirito era rivolto ad altro oggetto. In quel giorno i suoi pensieri non furono tutti per sua madre, la quale dal canto suo non poteva esser tanto egoista da adombrarsi se le aspirazioni del figlio non erano tutte a lei rivolte.

In questo mistero dell’esistenza, la felicità appare tanto più bella, quanto più è incompresa, ed Ermanno senza discutere sulle cause del suo benessere, ne accettava le dolci conseguenze. — Importa forse sapere il perchè si è felici? La felicità assorbe in un punto tutti i desiderii, anche la curiosità; l’afflitto esamina la causa de’ suoi dolori per porvi riparo, l’infelice cerca nell’origine del male per trovarvi il mal seme che turbò la sua pace? chè perciò? L’uomo contento dovrebbe forse indagare sulle cause che produssero il suo bene? Il dolore concentra, la felicità distrae; cercare l’origine del bene sarebbe follia quanto quella di cercarne il termine. — Se Ermanno avesse esaminato il perchè della sua allegrezza ne avrebbe guadagnato qualche dolore, giacchè era facile scoprire che la sua gioia altro non era che un’edifizio senza base, un castello in aria, un’illusione.

— Spesso la conoscenza della causa distrugge il prestigio dell’effetto, e lascia lo sconforto della realtà.

Ermanno era felice; e chi non lo fu alla sua età? Chi non sorrise di gioia allo spettacolo dell’avvenire traveduto nello sguardo di una giovinetta? Chi come il nostro artista non abbandonossi intieramente alla lusinghiera carezza di una dolce speranza? — Il bene della vita si riduce ahimè! pur troppo ad una lunga fila di speranze le quali cadono ad una ad una nel nulla sconfortante della delusione; la realtà d’un bene non è sufficiente a costituire la vera felicità, se non vi si mesce la speranza di un miglioramento.