Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/33

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Verso sera Ermanno uscì colla madre per la solita passeggiata, ma per la prima volta quella gita aveva un doppio scopo, ciò si scorgeva facilmente dal volgersi che faceva il giovane al minimo rumore di carrozza. Il suo sguardo errava su tutti I volti come se cercasse qualcuno. Alla madre non sfuggì certo la continua distrazione del figlio, tuttavia non ne fece motto; non vi poteva essere nulla di serio, dacchè Ermanno aveva un’aria così felice.

È duopo dirlo? Non erano ancora suonate le otto, che già Ermanno si avviava verso casa Ramati; aggiungeremo inoltre che la sua toeletta era più accurata. Camminava col passo dell’uomo felice, o meglio, di quegli che va in cerca della felicità, e sa dove trovarla.

Mentre il nostro artista vola trasportato dal turbine lusinghiero delle speranze palesando in mille modi la sua gioia, passeremo a vedere quale impressione abbia fatto Ermanno nel cuore di Laura.

Nella prima sera in cui ella lo conobbe, la corrente di simpatia superò certe sciocche convenienze, e vedemmo quella ragazza abbandonarsi ingenuamente a tutto il brio e la libertà che erano in lei natura. Vi sono nell’uomo certi misteri incomprensibili di cui se ne subiscono giornalmente le conseguenze, spesso ci diventa simpatico un’individuo al solo sentirne a parlare; diremo di più che questa simpatia nata improvvisamente si trova giustificata al primo incontro che si ha coll’individuo in persona.

Alfredo, l’abbiamo detto, era stato a Milano qualche giorno in casa della cugina; questo bravo giovane era entusiasta per Ermanno, e parlò di lui a Laura in modo tale, che costei si sentì curiosa di conoscerlo personalmente — Ecco l’unica ma sufficiente scusa che può giustificare la condotta di Laura.