Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/35

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stessa nol sapeva — Seduta in un angolo remoto del giardino, pareva intenta a comporre un mazzolino di fiori, e la soverchia cura che poneva in quel lavoro, palesava il vero secreto. Il labbro più non sorrideva; il sorriso non può passare per la stessa via del sospiro, e Laura sospirava di frequente.

Povera fanciulla! Inginocchiata sull’erba, interrompeva talvolta il lavoro per abbandonarsi alle riflessioni; ella pensava, ed il suo pensiero vagava altrove mentre il corpo rimaneva là, immobile come statua.

Tutto le parlava all’anima un linguaggio dolce e commovente, tutta natura era un’armonia soave come la musica di Ermanno.... Ermanno! A questo nome il suo pensiero si arrestava, ed un lieve rossore le pingeva le gote; nel pronunziarlo ella sentiva alcunchè d’ignoto destarsi in lei, e sorrideva malinconicamente. Era un sorriso traditore che celava un sospiro.

Il mazzolino era terminato, ma il tempo impassibile ai più ardenti desideri, scorre lento per chi aspetta; e Laura aspettava misurando i momenti — Sembravale che il sole si ostinasse a non scendere per contrariare lei, che ne aspettava ansiosamente il tramonto.

Man mano che le otto ore si avvicinavano, ella diveniva sempre più inquieta, finalmente il pendolo segnò l’ora desiderata, e quasi contemporaneamente risuonò il campanello di casa Ramati.

Era desso! il cuore non l’aveva ingannata; era Ermanno che entrando incontrò lo sguardo smarrito della fanciulla, che tradì colla sua confusione il suo secreto. In quella sera la madre di Laura ritirossi di buon’ora perchè alquanto indisposta; sull’avvocato Ramati era assolutamente vano il far calcolo; erano tempi di agitazioni politiche!

I giovani adunque rimasero soli e padroni del campo.