Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/37

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Laura si mostrò alquanto imbarazzata. A quella semplice proposta le si presentarono d’un tratto tante idee, che mal sapeva dove scegliere. Non era assolutamente il soggetto che le mancava, ma sibbene il coraggio di palesarlo.

— Hai trovato? Chiese Letizia.

— Davvero non saprei, mi vengono in mente tante cose....

— Ti aiuterò io, disse Alfredo, ma prima è necessario sapere qual genere di canto preferisci.

— Malinconico, rispose Laura.

— Una lacrima!...

— No.

— Un sospiro?

— Nemmeno.

— Una preghiera!

— No, rispose ancora la fanciulla, e volgendosi ad Ermanno. Animo, gli disse, ci aiuti; fuori una delle sue belle idee, ed aggiunse con un lieve accento di rimprovero: parmi poi che ella non dovrebbe essere affatto estraneo alla scelta di questa canzone!...

Letizia non comprese. Alfredo pensava al soggetto, ma Ermanno conobbe il vero senso di quelle parole; lo conobbe tanto bene che rispose subito:

— Un addio?

— Bene, bene risposero le ragazze.

— A chi? chiese Alfredo.

Questa volta toccò ad Ermanno l’imbarazzo, ma Laura, come se avesse compresa la titubanza, e per dargli coraggio sclamò con accento malizioso:

— Fuori dunque, non esiti, a lei non possono venire che buone idee.

— Addio alla patria! gridò Alfredo come se avesse colto bene.

— No, no.