Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/54

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— Chissà che un giorno....

— Sarà difficile, e sinceramente non gliene farei augurio....

— Perchè mai?

— Mio Dio, la fedeltà è tanto rara al giorno d’oggi, ed Ermanno è una di quelle nature che amando si legano corpo ed anima...

— In questo caso, che male ci sarebbe?

— Che male? il ciel lo guardi! Se per disgrazia s’innamorasse, e venisse poi deluso, credo che si darebbe alla disperazione.

— Ma cugino mio, non tutte le donne sono leggiere, ve n’ha di quelle che possono dedicare l’intera loro vita al culto di un solo ed unico affetto.

— Sì ve ne sono tali donne, ma nei Romanzi...

— Oh! senti, non dubitare così, ciò mi fa dispiacere; secondo voi altri noi saressimo l’incostanza personificata.

— Via via, cuginetta, non adirarti meco; se vuoi che ci creda, crederò; ma solamente per farti piacere.

Di questo passo si giunse al pubblico passeggio, ivi l’ordine della comitiva si sciolse; Letizia si unì a Laura, Alfredo prese il posto di Letizia accanto alla zia a cui chiese:

— Ebbene è ella stanca della passeggiata?

— Tutt’altro, non mi sono neanche accorta d’aver fatto tanta strada, mi trovo in sì buona compagnia!...

Il complimento era diretto ad Ermanno, che glie lo restituì nel modo il più lusinghiero.

— Nipote, disse madama Ramati ad Alfredo, quando ti verrà occasione di recarti a Milano, t’impegno a condur teco il signor Ermanno; ha promesso di venire.

Ermanno sorrideva con aria di rifiutarsi, e madama soggiunse:

— Sicuramente, badi che io conto con scrupolo sulle