Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/71

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— Addio signor Ermanno sclamò Laura afferrandogli la mano... si ricordi di noi... e delle sue promesse... Non potè proseguire; le lagrime le troncarono la parola sulle labbra — Fuggì soffocando i singhiozzi, e mandandogli un’ultimo sguardo addolorato.

Non eravi tempo da perdere; madre e figlia presero posto nel vagone. — Laura si lasciò cadere oppressa in un’angolo accanto allo sportello, e subito dopo il convoglio si mise in via.

Ermanno era a poco per piangere; Alfredo voleva ad ogni costo che salisse in vettura, ma egli si rifiutò; strinse la mano a Letizia, la quale era pure alquanto commossa, indi s’incamminò lentamente verso la sua dimora.

Il dolore di una separazione così amara è troppo grande, troppo immenso perchè la parola possa rivelarlo. — È questa una di quelle sofferenze che non trovano espressione in tutte le umane favelle. Per comprendere quale fosse il dolore di Ermanno, è necessario porsi una mano sul cuore, interrogarlo in tutte le sue rimembranze, richiamarlo a tutte le emozioni del passato, farne rivivere i palpiti; e se il cuore risponde a questa pressione con un sospiro, allora soltanto si potrà comprendere quanto male arrechi una sì triste separazione!

Non parliamo no a quelle anime volgari che sorrideranno cinicamente al racconto di questi dolori. Si sa, essi non saprebbero compiangere l’infelice Ermanno — Ridano pure costoro, che poco importa; il disdegno per i dolori degli altri è per essi la più gran felicità che possono godere in terra — Ridano pure giacchè non sanno piangere; il riso è la più sublime delle loro sensazioni.

Le ironie di costoro stanno al basso come le loro intelligenze.