Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/75

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donna, ed al culto di questa fata misteriosa dedicai me stesso e l’intera mia vita. — Ma ahimè! ben tosto mi accorsi che anche l’arte è una promessa senza fine, una meta che si allontana quanto più tentasi di avvicinarla! Disperai allora di poter riempire quel vuoto che erasi formato nella mia esistenza, ma il mio cuore aveva necessità di amare, e ribellavasi ostinatamente alla solitudine a cui lo aveva dannato.

«Amai la natura nel suo assieme, confusi in un punto solo creato e creatore, spirito e materia; ma le grandezze e le meraviglie del cielo, e le bellezze della terra se mi entusiasmarono la mente, non seppero commovere d’un palpito questo povero mio cuore che assisteva indifferente allo spettacolo maestoso dell’universo. —

«Prostrato da inutili tentativi, mi abbandonai al mio destino lasciando che il cuore languisse incompreso, e l’anima se ne stesse neghittosa; mi concentrai in me stesso lasciando alle poche risorse dell’arte le cure di qualche conforto.

«Io era in tale stato ancora qualche giorno fa, prima di vederti; ma appena il mio sguardo s’incontrò nel tuo, appena udii il suono della tua voce, qualche cosa di nuovo si agitò nell’animo mio; al solo contatto della tua mano, il cuore si scosse, e finalmente trovò un palpito!

«Oh! Io non so dirti la lotta che s’impegnò in me fra la ragione e l’affetto. In quella sera del nostro primo incontro passai una notte di mille angosce di innumerevoli tormenti. — Dio mi è testimonio con quanta ardore combattei contro una speranza di cui paventava le conseguenze; ma che vuoi? All’indomani mi alzai prigioniero; il cuore l’aveva vinta: io ti amava!

«Ora m’odi, o fanciulla, e che le mie parole ti re-