Pagina:Cagna - Un bel sogno, Barbini, Milano, 1871.djvu/76

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stino impresse. — In questo momento non sono io che ti parlo, ma la parte migliore dell’esser mio, l’anima, l’anima che nell’abbandonarsi all’amor tuo trae un triste presagio sul mio avvenire. — Lo so che tu mi ami, me lo dicesti, le tue lagrime me lo confermarono, ed io ti credo, perchè si può dubitare di tutto, ma non delle prime parole d’amore che sfuggono dal labbro di una giovinetta. —

«Io credo adunque colla massima convinzione all’amor tuo, nè tenterò per parte mia una lotta colle tendenze del cuore; sarebbe vano. Tale è il mio destino, mi abbandono in balìa di questo bel sogno, e ti amo! — Ti amo tanto, che ora al punto di separarmi da te sento aggravarmi da grande sventura. Ti amo tanto, e sento che dell’amor tuo farò la mia vita. Soffrirò, che monta? Tu mi ami, e questa certezza mi sarà di gran conforto; tu parti ma la mia esistenza si lega a te, ed il mio cuore d’ora in poi non avrà più un moto che non sia tuo, l’anima non avrà più una aspirazione che non sia per te.

«Per quanto recente sia il legame che a te mi unisce, io prevedo che esso durerà per tutta la vita: ma tu o giovinetta, potrai sempre amarmi come io ti amo? Nuova affatto del mondo, tu sorridi facilmente a tutte le soavi impressioni che ti cagiona; io lo so, quando si è privi dell’esperienza pratica della vita, si pecca per eccesso d’entusiasmo. È questa la spina che mi tormenta! Tu mi ami forse coll’inscienza di chi ama per la prima volta, ed il tuo affetto non è forse altro che una prova della gentile suscettibilità del tuo cuore.

«Ai primi moti dell’anima, scambierai forse per amore quel facile accendersi della fantasia che domani potrebbe venir spenta dalla ragione; epperciò la coscienza m’impone in questo momento di palesarti