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Pagina:Calani - Il Parlamento del Regno d'Italia.pdf/384

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la vista dei ruderi di quella colonia ispirava al nostro protagonista un senso di tanta ammirazione per la gloriosa potenza e la feconda operosità de’ suoi antenati, l’incantevole aspetto di quelle regioni destavano nel di lui animo un così vivo entusiasmo, da fargli anche oggidì considerar l’Asia come la terra promessa degli Italiani, che ei vorrebbe si accingessero di già, profittando delle agevolezze concedute in questi ultimi tempi dal governo ottomano, a ristabilire colà le fattorie mercantili e le colonie che altra volta eranvi in fiore.

Nel 1848 il Sauli, eletto senatore del regno, andò regio commissario in Modena, quando già declinavano le sorti della prima guerra d’Italia, sicchè indi a poco ebbe a far ritorno in Torino da quell’onorevole missione.

Insignito dei principali ordini cavallereschi europei, il nostro protagonista non manca di prendere di tempo in tempo la parola in seno all’augusto consesso di cui è degno membro, esprimendo i suoi pensamenti e le sue convinzioni con tutta lealtà, piuttosto badando, in farlo, all’utile, che secondo l’animo suo può derivare alla patria italiana dalle proprie parole, di quello che ad ossequiare il potere o a procurare a sè favore e vantaggio.





Nato in Torino nel dicembre del 1798 dal presidente Lodovico, entrò nel 1820 nella carriera giudiziaria, ed appartenne alla facoltà di legge dell’Università di Torino nel 1823, qual dottore aggregato.

Membro della Commissione creata dal re Carlo Alberto nel 1830 per la riforma della patria legislazione, fu particolarmente addetto alla sezione incaricata della redazione del Codice Civile, promulgatosi nel 1837.

Percorse quindi la carriera della magistratura con tutta distinzione, in qualità di avvocato generale, prima Nizza a, indi a Genova, successivamente a Torino, e