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Appena accordata dal magnanimo re Carlo Alberto la costituzione, l’avvocato Plezza fu elevato alla dignità di senatore, quindi fu chiamato a reggere il portafogli dell’interno. Spedito poscia a Napoli, nell’anno successivo, in qualità di ambasciatore, lo si inviò in quel medesimo anno, all’epoca della ripresa delle ostilità contro l’austriaco, a commissario straordinario nei ducati di Modena e Parma, ove diè prova di molta abilità e d’energia di condotta.

Nel 1859 il governo ha ancora tratto partito dal patriotismo devoto, coraggioso ed intelligente del nostro protagonista col mandarlo qual regio commissario straordinario in Alessandria, ove si comportò, al solito, in modo degnissimo d’elogio.

Il Plezza, insignito dei gradi superiori delle decorazioni dello Stato, ha pure le croci di vari tra i principali ordini stranieri, ed ha ottenuto più volte l’onore di essere elevato alla dignità di vice-presidente del senato del regno.





È nato a Napoli il 20 marzo 1827 da Luigi e Carlotta De Curtis.

Fu per qualche anno nel collegio degli Scolopi, sebbene i suoi studi accuratissimi egli abbia in certa qual guisa fatti da sè, senza verun’altra direzione che quella del suo buon senso e dell’amore che portava all’istruzione.

Nel 1847 pubblicava digià una traduzione del Filebo di Platone ed altra del libro Sul bello di Plotino, nonchè porzione d’altro libro Sul platonismo in Italia.

Prese parte efficace ai moti del 1847; diresse, insieme a Carlo Troya, Zaverio Baldacchini, Camillo Graciolo e Achille Rossi, il giornale il Tempo fino a tutto il 15. aprile. A quell’epoca fu mandato a Roma in qualità di segretario di legazione col principe di Colobiano, che avea facoltà di trattare le pratiche della lega col Pontefice e col Piemonte.