Pagina:Camerini - Donne illustri, 1870.djvu/120

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112 Donne illustri.


sicari compri da Aragonesi, ella, desiderando assicurare al suo primonato un nobilissimo retaggio, fra le minaccie dei ribelli, e su d’un suolo fumante del sangue fraterno, raccolse impavida le redini abbandonate del governo di Arborea, nell’anno 1383, appunto quando, nello stato de’ Subalpini ad Amedeo VI succedeva il Conte Rosso, il principe sabaudo che alla corona del Piemonte aggiunse la Contea di Nizza, gemma italiana, diveltaci della mendace diplomazia.

Nel grave pericolo in cui trovavasi involta la nuova Giudicessa con savio accorgimento sulle prime si dimostrò devota all’alto dominio dei re d’Aragona, e a domare la rivolta demandò l’aiuto del regio esercito. Mentre il suo consorte Brancaleone era andato alla corte aragonese per ottenere il chiesto soccorso di armi, la donna pensò a vendicare di sua mano i violati suoi diritti, e postasi a capo di fedeli milizie, con mirabile ardimento corse armata incontro ai ribelli, e gli uni vinse colla forza, gli altri col senno e col consiglio, e in breve tempo tutte le genti di Arborea, ridotte ad obbedienza, giuravano fedeltà all’inclita donna ed al primogenito suo figliuolo.

I successi della Sarda guerriera percossero l’animo del re d’Aragona, che previde si sarebbero in lei ridestati gli ardiri trionfali di Mariano IV e di Ugone V, tanto nefasti alla monarchia aragonese. Per la qual cosa il re non permise a Brancaleone Doria il ritorno alla sua desiderata sposa, se prima non fosse dato agli uffiziali regii il figlio primogenito, come statico e pegno della giurata fede. A tale proposta Eleonora arse di nobile sdegno e sentì nel suo cuore fremere d’insolita febbre gli affetti di sposa, madre e rettrice.