Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1915 – BEIC 1777758.djvu/131

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scelta di poesie filosofiche 125

il nemico schernisce? e le rovine,
ch’a lui si converrían, a me rivolve?
Perché tra ’l fato un’animata terra
bestemmia e nega Dio, s’egli non erra,
e me che t’amo in tante pene involve?
Quando ignorai e negai, molto impetrai
con chi il tuo nome atterra;
or ch’io t’adoro, vo’ traendo guai.

Quattro dimande argute e dolenti fatte a Dio, difficili a sciôrre, come quella di Ieremia: «Iustus es, Domine, si disputem tecum», ecc. Ma piú è questa: che sia nell’ordine fatale, bene ordinato da Dio, alcuno che bestemmia Dio; e come ciò possa essere. La risposta ci è nell’Antimacchiavellismo d’esso autore. Poi dice che Dio l’esaudí in altri travagli, quando era poco cristiano; ed ora s’ammira che, risoluto ad essere buono, non è esaudito.

madrigale 2

Se tu giá m’esaudisti peccatore,
perch’or non m’esaudisci penitente?
perch’a Bocca, il tuo Nume dispregiante,
le porte apristi, e me lasci dolente,
preda al nemico e riso al traditore?
Cosí m’hai dato il corridor volante?
Ogni tiranno è contra i tuoi costante,
e ’n ben trattar chi a’ suo’ piaceri applaude;
e tu gli amici tuoi sempre piú aggravi,
e nel lor sangue l’altrui colpe lavi.
Che maraviglia se cresce la fraude,
moltiplicano i vizi e le peccata?
Ché, ad onta nostra, i pravi
si vantan, che dai lor vita beata.

Segue le medesime dimande. E come liberò quel tristo, che apostatò poi, ed egli fu ingannato da chi volea liberarlo. Poi dice che, sendo gli amici di Dio sempre afflitti, però sono pochi: il che