Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1915 – BEIC 1777758.djvu/62

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56 scelta di poesie filosofiche


male, perché si rendono nostri schiavi, ed a loro debbono esser brutti, ma a noi belli, per lo bene ed utile che ne caviamo e perché conoschiamo il nostro valor sopra loro. E cosí al tiranno par brutta la virtú altrui, in quanto è segno della propria rovina: ché gli virtuosi s’oppongono a loro, non gli viziosi; ma questi lor paion belli, perché gli conservano in dominio. «Sol brutta all’ombra»: la luce par bella a’ nostri spiriti, che sono di natura lucidi; ma alla terra par brutta ed alle tenebre, le quali sono bellezza alla terra ed alle cose buie, cioè oscure.

madrigale 3

Bella ogni cosa è dove serve e quando,
e brutta dov’è inutile o mal serve,
e piú s’annoia; e pur l’altrui bruttezze
bello è vedere, e guerra in mar che ferve,
perché tua sorte o virtú vai notando,
impari a spese altrui mire prodezze.
Brutto è, s’augura a noi male o rimembra,
vedere infermi, povertá ed asprezze.
Il bianco, che del nero è ognor piú bello,
piú brutto è nel capello,
che addita testé avello;
pur bello appar, se prudenza rassembra.
Belle in Socrate son le strane membra,
note d’ingegno nuovo; ma in Aglauro
sarian laide. E negli occhi il color giallo,
di morbo indicio, è brutto; e bel nell’auro,
ch’ivi dinota finezza e non fallo.

Mostra le maniere della bellezza in tutte cose per sé o per altri; e come ella stessa è brutta o bella, secondo è segno di bene o di male, a chi però è segno: onde veder guerre in terra e naufragi in mare è bello, perché rappresenta il mal di cui noi siamo esenti; e non aver male è bene; e pur mostra la virtú di travagliatiti, ed a noi la nostra fortuna buona. Onde a veder gli mali de’ nemici ci paion belli piú; e quel che ci ricorda il nostro male è