Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1938 – BEIC 1778417.djvu/43

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scelta di poesie filosofiche 37

quanti il freddo e caldo hanno
gradi, e momenti il moto,
e del tempo gli instanti,
quanti angeli, e vie il lume, e corpi ha il vòto,
le riforme che a lor vengono e vanno,
i rispetti, e sembianti,
quanti atomi in ogni ente e come stanno.

L’uomo, che tutte le cose impara, si fa, qual Dio, tutte cose; e questo lo dice Dionisio Areopagita, allegato pur da san Tomaso. Ma non però è Dio, si perché non può tutte imparare, si perché non si fa tutte per essenza, com’è Dio ogni cosa per essenza eminentemente. E chi fosse tale, saperebbe tutto ’l libro avanti che lo leggesse, e sol con l’intelligenza potrebbe far le cose; come le fa Dio, che è esse, onde le fa senza fatica.

madrigale 5

Chi che si sia purissimo, dappoi
ch’averia conosciuto tutte cose,
non si potria dir certo
d’una sola esser certo,
quant’arti, parti e rispetti Dio pose
in lei, co’ tanti ognor divari suoi.
Ch’e’ non è dentro a quella,
e sé dentro a sé ignora:
onde con sua misura,
né con quella dell’esser certo, fora,
se tutto s’internasse. L’uom, la stella,
l’angel, ogni fattura
diverso han senso pur d’ogni cosella.

Quantunque uno spirto purissimo imparasse tutte le cose, non saperebbe una sola, secondo nel primo della Metafisica s’è pruovato. Perché in quella non può internarsi, e saper quanti atomi ha, e come situati, e quali rispetti con le cose tutte, e col passato e ’l futuro. E, se pur s’internasse, men la saperebbe, poiché se stesso