Pagina:Campanella - La Città del Sole, manoscritto, 1602.djvu/55

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[versione diplomatica] di natura nelli primi, ò d’arte in tutti dui, e cossi la natura particulare pecca nel far i mostri per impotenza, ò ignoranza; ma tutte queste cose sono intese da Dio Potentissimo. Sapientissio et Ottimo, onde in lui null’ente pecca, e fuor di lui si, ma nõ si và fuor di lui se nõ per noi nõ per lui: perche in noi la deficienza è in lui l’efficienza. ond’il peccare è atto di Dio in quanto hà essere, et efficienza, ma in quanto hà nó essere, e deficienza, nel che consiste la quidità d’esso peccare è in noi. Hosp. oh come sono arguti. G. s’io havesse tenuto à mente, e nõ havesse prescia e paura io ti sfondecaria gran cose; ma perdo la nave se nõ mi parto. Hosp. per tua fè dimmi questo solo, che dicono del peccato d’Adamo. G. essi confessano, che nel modo ci sia gran corruttela, e che l’huõi si reggono follemỹ e nõ con ragione, e ch’i buoni pateno, e i tristi reggono; benche chiamano infelicità quella loro, perch’è annichilarsi mostrarsi quel che nõ è; cioè d’essere Rè, d’esser buono, d’esser savio. Dal ch’argomentano che ci sia stato gran scompiglio nelle cose humane; e staccano p̃ dire con Platone, che li cieli prima giravano dall’occaso, là dove adesso è il Levante, e poi variano. Dissero anche che può essere che governi qualche inferior virtù, e la


[versione critica] di natura nelli primi, o d’arte in tutti dui, cossi la natura particulare pecca nel far i mostri per impotenza, o ignoranza; ma tutte queste cose sono intese da Dio Potentissimo, Sapientissimo et Ottimo, onde in lui null’ente pecca, e fuor di lui si, ma non si va fuor di lui se non per noi non per lui: perché in noi la deficienza è in lui l’efficienza. Ond’il peccare è atto di Dio in quanto ha essere, e efficienza, ma in quanto ha non essere, e deficienza, nel che consiste la quidità d’esso peccare è in noi.

Ospitalario
Oh come sono arguti.
Genovese
S’io avesse tenuto a mente, e non avesse prescia e paura io ti sfondecaria gran cose; ma perdo la nave se non mi parto.
Ospitalario
Per tua fe’ dimmi questo solo, che dicono del peccato d’Adamo.
Genovese
Essi confessano che nel modo ci sia gran corruttela, e che l’uomini si reggono follemente e non con ragione, e ch’i buoni pateno, e i tristi reggono; benché chiamano infelicità quella loro, perch’è annichilarsi mostrarsi quel che non è; cioè d’essere Re, d’esser buono, d’esser savio. Dal ch’argomentano che ci sia stato gran scompiglio nelle cose umane: e staccano per dire con Platone, che li cieli prima giravano dall’occaso, là dove adesso è il Levante, e poi variano. Dissero anche che può essere che governi qualche inferior virtù, e la