Pagina:Canti (Leopardi - Donati).djvu/185

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

appendice 175

né patir gelosia, perché fuor dell’autore, nessuno amante terreno vorrá far all’amore col telescopio.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .1
Alle canzoni sono mescolate alcune prose, cioè due lettere, l’una al cavalier Monti, e l’altra al conte Trissino vicentino; e una Comparazione delle sentenze di Bruto minore e di Teofrasto vicini a morte. Si aggiungono appiè del volume certe annotazioni, le quali verremo portando in questo giornale, perché per la maggior parte sono in proposito della lingua, che in Italia è, come si dice, «la materia del giorno»; e non si può negare che il giorno in Italia non sia lungo.

Il cor di tutte
cose alfin sente sazietà, del sonno,
della danza, del canto e dell’amore,
piacer più cari che il parlar di lingua;
ma sazietà di lingua il cor non sente;

se non altro, il cuor degl’italiani. Venghiamo alle note del Leopardi.


  1. Segue nel Nuovo Ricoglitore la canzone «Cara beltá», ecc. Le parole «La donna, cioè l’innamorata» fino a «far all’amore col telescopio» (p. 174. v. 20-175, r. 3 di questa nostra edizione) furono riferite in nota alla canzone nell’edizione fiorentina del 1831 e in quella del Ranieri del 1845; ma tolte poi nei fascicoli per la definitiva dell’autore [Ed.]