Pagina:Canti (Sole).pdf/375

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
318 il carmelo

     Stato conchiglia sitibonda, or pieno80
     Di care fantasie tutte assapora
     Le delizie del Cielo! — Il tramontante
     Astro del riso, colorando in fuoco
     Le vaste acque di Tiro, o il mesto Lago
     Di Genseret, guardandoti, arrubina85
     I tuoi fianchi, o Carmelo, e più e più sempre
     Posatamente avvalla — Ei sì cadea,
     Ei sì cadea, te salutando, o monte,
     Quando il Signor de le battaglie irrise1
     A le credenze di Filiste, e i sozzi90
     Sacerdoti d’Acabbo ergean sonori
     Inni fidenti, cui seguia secreto
     Sepolcrale sgomento — A la bugiarda
     Ara non corse l’invocata fiamma
     D’un Idolo bugiardo; e già pel vasto95
     Aër vania del Filisteo la prece
     Quando di mezzo a le bendate folte,
     Salienti pel monte, alteramente
     Levossi, in passo venerando, il vero
     Ispirato da Dio — la santa luce100
     Del Ciel parea su la sua fronte accolta,
     E radiante oltre l’usato — fiero
     Sguardo mandò sul tenebroso stuolo
     Sacerdotale, ed un altar levando

  1. Verumtamen nunc mitte, et congrega ad me universum Israel in monte Carmeli, et prophetas Baal quadringentos quinquaginta, prophetasque lucorum quadringentos, qui comedunt de mensa Jezabel — Reg. L. 3 Cap. 18.