Pagina:Canti (Sole).pdf/376

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il carmelo 319

     Di enormi massi, in numero eguaglianti105
     Le tribù d’Israëllo, i sorteggiati
     Pingui omenti v’impose — indi il recinse
     Di cristallina acqua corrente, e d’onda
     L’irrigò meditando. Era silenzio
     Di tomba al monte — e gli angeli, sospesi,110
     Da zendado invisibil redimiti,
     Cingean l’altar, riconfortando il core
     Del pensoso Profeta — Ei da l’altura
     La Palestina contemplando, e in mente
     Mille etadi agitando, a Dio si volse,115
     E con sonante e libera parola
     Chiamò lo spirto de l’Eterno a morte
     Dell’idolatra — La preghiera appena
     Dal santo labro uscia, che giù dal Cielo
     Cadde trisulca ruïnosa vampa,120
     Che altare, e carni, ed erbe, e polve, ed onde
     Divorò men che vista!... Allor sentissi
     Tentennar la montagna, ai sacerdoti
     Di Baal fu morte, e in tenebrosa ecclissi
     Si tinse il Ciel — lenta venia frattanto125
     Nuvoletta dal mar, che indi si ruppe
     In tuoni, in lampi, in grandini e procella....
     Ed udissi una voce «io sono il vero
     Sacerdote di Dio! Sieguimi Acabbo!»
     Ed il Profeta con rubusta lena130
     Correa d’innanti a la tempesta! — Oh quali
     Sul Carmelo segnava orme profonde
     Il mendicante di Sarepta!... a quanta
     Tremenda lotta d’inimiche idee