et quelli che sprezzano la robba, et che per transcuragine, ò p(er) altra cagione la gettano, sono dal piu delle genti sciocchi istimati. Non'altrimenti sarete voi Musicola riputato, disse messer Lancino, con cotesto vostro vestire alla philosophica, dispregiatore delle ricchezze, et del mŏ(n)do. Anzi io le stimo, rispose egli, ma in due cose la Fortuna incolpo: che non l'ha à me per heredità concedute, ne formata la volontà per guadagnarle; nel resto ho percio da lodarmene; che m'ha fatto sano et robusto (come vedete) chio tiro il palo, giuoco alla lotta, et alla palla; et gli altri essercitij della persona mi sono di pochissima fatica: la qual cosa à gratia singolare mi stimo. percioch'io veggio tanti gottosi, tanti con doglie di fianchi, et con si diverse infermità, che niuna cosa credo esser maggior bene della sanità; la quale avegna che appò gli sani non paia di molta stima, nondimeno da chi giace infermo, sopra ogn'altra è disiderata. Et nel vero che piu grato all'huomo esser deé, che potere ad ogni suo volere andare, correre, saltare, cavalcare, da se stesso vestirsi, et spogliarsi, et pigliare que cibi che piu gli aggradano, senza temere che noia gli facciano? Et con tal prosperità trappassare infino alla età piu grave; la quale se per aventura viene col medesimo agio; niuna maggior contĕ(n)tezza gli Dei all'huomo concedono: et poco vagliono al ricco le facultà, dove la sanità manchi: et con tanta cura è stata ritruovata l'arte della medicina; et come cosa degnissima riputata invĕ(n)tione degli Dei; che piu quasi nŏ(n) si stima altra dottrina: et oso dire, che non meno alle volte il render la sanità à gl'infermi aggrada, che à morti la vita.