Pagina:Capuana - Eh! La vita.djvu/268

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262 luigi capuana


— Leggi tu; risparmiami questa fatica — disse Borelli.

Accese una sigaretta, si sdraiò su la poltrona, invitando l’amico a sedersi sul canapè, e stette ad ascoltare Coraldi che leggeva a bassa voce, quasi avesse paura di essere udito da un Commissario di polizia.

— Leggo tutto, anche le cancellature; sono importanti per comprendere lo stato d’animo di colui che ha scritto:

«Signor Questore,

Mi denuncio da me per evitare che qualche innocente potesse essere imputato....»

Pensò meglio, scancellò e riprese daccapo:

«Signor Procuratore del Re,

«Sto per commettere uno degli atti che voialtri uomini di Giustizia chiamate delitti. Per me è un atto di Giustizia più sicuro e più sincero di quelli che emanano dalla vostra autorità. Vi sono circostanze nella vita in cui l’individuo diventa, per diritto naturale, giudice e giustiziere, e forse dovrei dire: per diritto divino. Ho inquisito, ho fatto il processo con imparzialità; ho condannato con piena coscienza; più tardi eseguirò...».