Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/112

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prietarii, naturalmente, ora la prendono per la gola.

— Lascia andare! Qui starai da regina!

Ma per le scale, nell’andar via, la Maiocchi diceva, in un orecchio alla Villa, che le Marulli avrebbero dovuto contentarsi di far le cose alla buona.

— Spendono e spandono, come se avessero in tasca dei milioni. Che ridicolaggine!

— E quella Giacinta che sembrava così savia!

— Se lasci mano libera alla Teresa, domani te n’avvedrai, come diceva quello!

— Dio! Mi son conciata!

La signora Maiocchi voleva montar subito in casa per ripulire la coda della veste da parecchi schizzi di calce e di tinta — Un abito rovinato! — Ma la Villa la trattenne.

— Che ne diceva lei? Dovevasi credere alle assicurazioni, e ai giuramenti della Teresa? Che pasticcio quel matrimonio! Eh?

— Lo temo anch’io. Povera ragazza!

— Ma sarà contessa — disse ingenuamente Elisa.

— Sciocchina! — rispose sua madre.

III.

Il portinaio della Banca agricola sudava per impedire che i ragazzi affollati davanti il portone non penetrassero dentro e non invadessero anche le scale.

— Date degli scapaccioni — gli diceva il Ratti, che a stento si era fatto largo tra la folla dei curiosi.

Il Merli non saliva per finir di fumare quel virginia; e, preso il Ratti pel braccio, gli parlava sotto voce, ridendo: