Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/136

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attorno certi visi scuriti, ancora increduli, e domandavano informazioni, o guardavano fisso quelle finestre rimaste sinistramente chiuse e quel portone che opponeva alla loro impazienza la sua dura faccia di legno.

— Una manata di ladri!

— Bisognerebbe impiccarli ai fanali, per dare un esempio!

— Signori, un po’ di largo!

Il delegato di pubblica sicurezza stentava a farsi strada, seguito da una ventina di questurini.

— Bella giustizia! Proteggono gli assassini della povera gente!

Ai colpi del martello di bronzo che picchiava al portone, prorompeva una salva di fischi e di urli.

— Sì, sì, picchiate pure! Son scappati!

— Abbasso i ladri!... Vogliamo il sangue nostro!

— Signori, un po’ di calma!

Il delegato gesticolava, si sgolava, mentre le guardie, un po’ con le buone un po’ con gli spintoni, facevano indietreggiare la gente.

— Calma, calma, signori!

E tentava di persuaderli che forse si allarmavano a torto:

— La cassa verrà aperta all’ora solita. Non dubitate... Fate coda, a due, a tre, gli uni dietro gli altri. Vorreste rovesciarvi dentro tutti ad una volta? Calma, signori!

Al secondo piano, nel salotto della Marulli, era un andare e venire di amici che entravano pel cancello del giardino, dalla parte di dietro.

Il Porati, bianco come un cencio lavato, col pancione che scoppiava fuor della poltrona, si asciugava continuamente il sudore e guardava attorno come un ebete: