Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/196

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parola; e si contenne a stento. Gli era parso ch’ella gli avesse già letto nel cuore.

Per fortuna, Adelina tornò ad agitarsi, a lamentarsi, a tossire.

— Andrea, oh Dio! Andrea!

— Non è nulla. Vedi?

La bambina spalancava gli occhietti smorti, girandoli attorno, invocando soccorso...

— Oh quegli occhi! — esclamava Giacinta. — Paion coperti di un velo di polvere, d’una nebbia!

— No, anzi!

Ella si chetava apparentemente; e continuava a ruminare il suo terrore invincibile:

— Era la sua cattiva stella!... Quella povera innocente forse pagava per lei!

E voleva scacciare il sospetto — Una bestemmia! — diceva, rimproverandosi — che l’assediava notte e dì, da quattro giorni: che Andrea, col suo cattivo influsso, attirasse quella disgrazia sulla bambina... per disfare così il più forte anello della loro catena:

— Oh! una bestemmia!

Pure, anche in quel punto, sorgevano a formicolare per la gola tutti i fieri rimproveri che avrebbe voluto fargli sin dal giorno avanti. Ma li ricacciava indietro, vinta da un’inattesa debolezza in faccia a quell’uomo sul quale aveva sempre dominato e dominava con l’energia del proprio carattere. Si sentiva sgomenta:

— E se le mie parole facessero peggio?

Avrebbe voluto ridursi piccina piccina, per non urtarlo di fronte, per non irritarlo, per rendersi sopportabile. E mentre le veniva d’implorare grazia e chiedere pietà, si stizziva contro di sè medesima perchè commetteva un sacrilegio di amor materno, pensando a lui e ai propri dolori di amante anche