Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/202

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 200 —


aliava attorno gli orecchi, ma non le penetrava nel cervello. Solamente, ella rifletteva che quell’Elisa, dopo maritata, era diventata un’altra:

— Mostrava le ugne, graffiava!

Ma, no, non voleva saperne più niente di tutte le sciocchezze, di tutti i pettegolezzi, di tutte le malignità di cui le sue amiche parlavano. E se suo malgrado sorrideva, se accorgevasi che la sua curiosità femminile si fosse lasciata un po’ sedurre, rinfacciavasi questi involontari abbandoni come una colpa: e si rituffava nel suo torpore.

Finalmente, una mattina Andrea la sorprese in salotto un po’ più tranquilla, quantunque dagli occhi di lei si scorgesse che aveva pianto da poco.

— Hai ragione — gli disse. — Non si fa violenza alla natura. Oggi il cuore mi si riapre alla vita, e non so perchè...

— Così mi fai piacere! Così ti volevo!

Giacinta gli si attaccò al braccio, e intanto si aggiravano per salotto, lentamente, fermandosi a riprese, continuava quasi sotto voce:

— Senti, Andrea: cangeremo tenore di vita, vivremo più raccolti, più isolati. Che bisogno abbiamo degli altri? Non possiamo viver felici soltanto da noi? Mi sento rinascere. Ho qui dentro l’effusione dei primi giorni del nostro amore, con qualcosa di più soave, di più pacato. Ah, com’erano belli quei giorni!... Andremo in villa. Vi passeremo delle settimane, dei mesi. Dev’essere una delizia, col mare che brontola a pochi passi da un lato, con la campagna tutta verde dall’altro. Non è vero?

— Certamente, una delizia!

— Andremo anche in barca. Ci divertiremo a pescare, come due anni fa, te ne rammenti? prima che la mamma morisse, quanto tu volevi saltare