Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/207

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ebbero, per un momento, la incredibile potenza di farmi sperare l’assurdo. E uscii di là consolata, come se la boccetta di filtro da lei datami contenesse davvero la mia salvezza... Ma la buttai via, appena giunta a casa, vergognandomi... Noi donne siamo pazze. Ci tendiamo da noi stesse una fitta rete di inganni. La colpa non è forse tutta nostra; abbiamo la testa debole. Bisognerebbe possedere un briciolo di senno di più; bisognerebbe...

E si fermò un istante, con le pupille fisse su qualcosa che pareva sfuggirle.

— Scusi. Che può importarle di tutto questo? — ella riprese con tristezza.

— Anzi, m’interessa tanto!

Nel silenzio che seguì, gli occhi di lei, gonfi di lagrime, sorridevano al dottore diventato serio e muto. Un alito refrigerante le accarezzava il viso, un senso di riposo ineffabile la ristorava.

E quando il dottore, rizzatosi a un tratto e strettale forte la mano, andò via senza dire una parola, ella non si mosse; ma guardò lungamente l’uscio dietro cui egli era sparito.

— Perchè non l’aveva conosciuto prima?

E il suo pensiero si perdeva a poco a poco in una densa nebbia, come nel sonno.

VI.

Andrea rimaneva spesso fino alle undici della mattina a crogiolarsi nel letto, finchè il sole non gli penetrava in camera per l’imposta lasciata socchiusa.