Pagina:Capuana - Giacinta.djvu/246

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Gli suonava dentro l’orecchio l’acuto fischio della vaporiera, il rumore dei carrozzoni che dovevano portarlo via... E andava quasi di corsa, senza badare alle persone che urtava, come se le botteghe e i caffè, che già spegnevano i lumi, gli facessero fretta anch’essi.

Quando si trovò presso la Porta Vecchia, davanti i casotti del dazio, non si raccapezzava:

— In che modo era arrivato fin laggiù?

Una fitta nebbia invadeva lentamente la via, ravvolgendo l’arco romano della Porta e le case attorno, velando i fanali che pareva agonizzassero nella lattea densità brulicante.

Il piazzale era deserto. La guardia daziaria di sentinella, che andava avanti e indietro, pareva uno spettro nero dileguantesi a poco a poco nella caligine; e Andrea la guardava stupidamente, senza risolversi a passare oltre o a tornare a casa.

Una confusione di ombre enormi s’agitava intanto sotto l’arco della Porta; voci e rumori uscivano di mezzo alla nebbia, che i fanali rischiaravano appena.

Andrea si tirò da parte, per lasciar passare quei carri che andavano via pesantemente, facendo dondolare le loro lanterne di tela, visibili appena tra le ruote nere, dietro le gambe dei cavalli... Qualcosa di funebre, di malauguroso...

Però aveva un bel dire:

— Voglio essere forte!

Già tentennava nuovamente, già si piegava a transigere:

— Perchè aveva promesso?... Povera Giacinta!... Pareva così rassegnata! In quel momento lo attendeva smaniosa, impaziente...