Pagina:Carli - Noi arditi, 1919.djvu/31

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lettualità assetata di gloria, generosità capace di un’estetica raffinata. Mafia insolente del valore consapevole. Fusione perfetta di pensiero-bellezza-azione. Eleganza di un gesto primitivo, infantile, subito dopo un gesto di eroismo inverosimile. Tutti gli slanci, tutte le violenze, tutte le impennate di cui trabocca l’anima italiana.

Aristocrazia, dunque, di carattere, di muscoli, di fede, di coraggio, di sangue, di cervello. Patrizî scesi da cavallo, aviatori scesi dai velivoli, intellettuali usciti dalle ideologie, raffinati fuggiti dai salotti, mistici nauseati delle chiese, studenti ansiosi di vita, e giovinezza, giovinezza, giovinezza, che vuol tutto conquistare o tutto perdere, che vuol dare con pienezza, con salute, con energia i suoi diciannov’anni generosi e innamorati dell’Italia, di tutte le cose belle d’Italia, delle belle donne d’Italia, dell’avvenire d’Italia che intuiscono meraviglioso.

Sono questi gli Arditi del Piave, del Montello, del Solarolo, dell’Asolone, del Pertica, di Valbella, di Monte Corno. Sono questi i terribili assassini, che le donnuccole, i parrucconi e i bolscevichi paventano.

Ebbene, sì, assassini. Ma di nemici, di traditori, di rinnegati.

Giù il cappello, signori! Chi li teme, qua dentro, non può essere che un nemico d’Italia.


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