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| Nuvole aperte, nuvole chiuse e nuvole nere |
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di uova in uno stesso cesto. Il problema è che quando i sistemi su cui questo cesto si fonda si interrompono, un pezzo rilevante di Internet se ne va a fare un giro per un po’. E con esso un sacco di gente che ci lavora sopra. Il rischio di cui parliamo è dunque quello dell’indisponibilità (business continuity), che è un rischio esattamente come lo è quello della perdita di dati e della loro diffusione involontaria.
Parlando di diffusione, o meglio, di rivelazione involontaria, essa è un fatto indipendente dalla conoscenza “psicologica” di una persona determinata; è sufficiente che i dati siano conoscibili da un soggetto, ed ecco che per le leggi sulla protezione dei dati personali non sono conservati correttamente. Il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali[1] obbligherà in molti casi a fare un auto-accertamento dei livelli di rischio (frequenza, gravità dell’incidente e delle potenziali conseguenze) e la sicurezza andrà parametrata al livello auto-accertato, senza una soluzione unica per tutti. Per questo, i livelli di sicurezza da adottare potranno essere minori, ma in moltissimi casi saranno più elevati.
La possibilità che un terzo venga a conoscenza dei dati conservati è solo una delle possibili conseguenze di una cattiva conservazione. Anche la mancanza di “trasparenza” sulla catena di responsabilità nella gestione dei servizi è un elemento da tenere presente. Per dare trasparenza (ai propri interessati) occorre avere trasparenza in proprio. In altre parole, è necessario conoscere chi è investito dei compiti di rendere le varie componenti dei servizi resi, in tutta la catena di fornitura.
- ↑ http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/ docweb-display/docweb/5187723.