Pagina:Carlo Rosmini Ragionamento degli Scrittori Trentini 1792.djvu/24

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24 Ragionamento

quindeci, fin che morendo, lascìò pieno di scontentezza e dolore, come da questi versi apparisce:


Non ebbe così tosto il loco scorto
     L’occhio di veder vago il suo dolore
     Ove un tempo felice mi fè amore,
     Che fui poco lontano a restar morto.
Che il foco, che cinqu’anni e diece porto
     Chiuso nel petto, avvampò in guisa il core
     A rimembrar chi fu dell’altre onore ec.
Morte ebbe invidia al mio felice stato,
     Per se la volse, e me lasciò quì in terra ec.
Le belle membra un freddo sasso serra,
     L’alma è nel Ciel del gran Motore a lato,
     Io quì dolente ne l’antica guerra.


Ma chi ella fu poi questa Donna che tanto ebbe potere in sull’animo del nostro Poeta? Ecco lo scopo delle nostre ricerche, che altronde non possiam fare, che nel volume delle rime di lui. Questa era certo d’illustre lignaggio, e superiore di molto alla condizion di Cristoforo, perciocchè egli co’ proprj occhi si lagna, che dal destino e dall’amore costretti abbian mirato sì alto:


Occhi miei lassi che a mirar tant’alto:
Amor v’indusse, e il fier vostro destino.


ed essa poi in sulle prime, com’egli nelle annotazioni significa, non degnava non che ascoltarlo, ma non pure ammetterlo fra suoi servitori. Ma finalmente calmossi in lei quel-