Pagina:Castelli - Una tragedia inedita di Giacomo Leopardi, La virtù indiana, Rassegna italiana 1922.djvu/3

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I nepoti di Paolina erano i figli del fratello di lei, Pier Francesco, cioè: Virginia, Giacomo e Luigi. Di un altro Luigi, figlio anch’esso di Pier Francesco, non occorre parlare, perché visse poco più di tre anni.

Primo precettore di questi ragazzi, nati tutti dopo la morte del Poeta, fu, dunque, il sacerdote don Emidio (e non Emilio) Galanti, nato in Ascoli Piceno e morto a Roma nel 1868.

Gli eredi di questo don Emidio Galanti, che aveva fama di persona fornita di solida coltura e di specchiata rettitudine, conservarono fra le altre carte di lui il manoscritto leopardiano La virtù indiana. Le signorine Maria e Vincenzina Galanti, pronipoti di don Emidio Galanti che fu fratello del loro avo, e cultrici esimie di letteratura ed anime squisite di artiste, ebbero specialmente cura dell’autografo; e di tale cura reverente e affettuosa va loro data pubblica lode.

L’autenticità del manoscritto è data da queste prove:

1.   La perfetta identità della scrittura con quella di altri manoscritti del Leopardi stesso, fanciullo e giovinetto, conservati nella biblioteca Leopardi a Recanati.

2.  Le correzioni apposte su alcune parole del manoscritto, fatte evidentemente dalla stessa mano che vergò il testo e tali da non poter essere fatte da un copista, essendo variazioni sostanziali, di concetto.

Come don Emidio Galanti ebbe il manoscritto della tragedia?

È da supporre che, mentre era a Recanati come precettore in casa Leopardi, lo avesse in dono dalla contessa Paolina. È noto che, dopo la morte di Giacomo, ella fu stretta da molte richieste di autografi e di ricordi del Poeta, ed accondiscese facilmente ad esse; del che le fu poi fatta censura, senza che per questo si mettessero in dubbio il suo fervido affetto per Giacomo e la venerazione di cui circondò la memoria di lui estinto.

Il manoscritto della tragedia La virtù indiana è un fascicoletto di cm. 19 per 13, che reca sulla copertina, ornata di un grazioso fregio a penna (interessante perché dimostra la cura che Giacomo fin da allora dedicava ai suoi lavori, primizie del genio), il titolo così disposto:


La Virtù Indiana
Tragedia
di
Giacomo Leopardi
1811


I foglietti sono rigati a matita. La scrittura, fatta a penna d’oca, è rotonda e chiarissima.

II fascicoletto, legato in cucitura di filo bianco, è composto di 56 pagine non numerate. Manca, in fine, qualche pagina; proba-