Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/229

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

libro terzo. 213


loco onde ella sì gittò, ornata d’un bellissimo sepolcro, per memoria di così gloriosa anima, che meritava tanto più chiara fama dopo la morte, quanto in men nobil corpo vivendo era abitata.

XLVIII. Quivi fece messer Cesare un poco di pausa; poi soggiunse: A’ miei di ancora in Roma intervenne un simil caso; e fu che una bella e nobil giovane romana, essendo lungamente seguitata da uno che molto mostrava amarla, non volse mai, non che d’altro, ma d’un sguardo solo compiacergli; di modo che costui per forza di denari corruppe una sua fante; la quale, desiderosa di satisfarlo per toccarne più denari, persuase alla patrona, che un certo giorno non molto celebrato andasse a visitar la chiesa di santo Sebastiano: ed avendo il tutto fatto intendere allo amante, e mostratogli ciò che far dovea, condusse la giovane in una di quelle grotte oscure che soglion visitar quasi tutti quei che vanno a santo Sebastiano; ed in questa tacitamente s’era nascosto prima il giovane: il quale, ritrovandosi solo con quella che amava tanto, cominciò con tutti i modi a pregarla più dolcemente che seppe, che volesse avergli compassione, e mutar la sua passata durezza in amore; ma poi che vide tutti i prieghi esser vani, sì volse alle minacce; non giovando ancora queste, cominciò a batterla fieramente; in ultimo, essendo in ferma disposizion d’ottener lo intento suo, se non altrimenti, per forza, ed in ciò operando il soccorso della malvagia femina che quivi l’aveva condotta, mai non potè tanto fare che essa consentisse; anzi e con parole e con fatti, benchè poche forze avesse, la meschina giovane sì difendeva quanto le era possibile: di modo che tra per lo sdegno conceputo, vedendosi non poter ottener quello che volea, tra per la paura che non forse i parenti di lei, se risapeano la cosa, gli ne facessino portar la pena, questo scelerato, ajutato dalla fante, la qual del medesimo dubitava, affogò la malavventurata giovane, e quivi la lasciò; e fuggitosi, procurò di non esser trovato. La fante, dallo error suo medesimo acciecata, non seppe fuggire, e presa per alcuni indicii, confessò ogni cosa; onde ne fa come meritava castigata. Il corpo della costante e nobil donna con grandissima