Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/232

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
216 il cortegiano


che ciascun per sè stesso ritrova, non è ancora mancato chi abbia ingeniosamente composto libri23, e postovi ogni studio, per insegnar di che modo in questo si abbiano ad ingannar le donne. Or pensate come da tante reti possano esser sicure queste semplici colombe, da così dolce esca invitate. E che gran cosa è adunque, se una donna, veggendosi tanto amata ed adorata molt’anni da un bello, nobile ed accostumato giovane, il quale mille volte il giorno si mette a pericolo della morte per servirle, nè mai pensa altro che di compiacerle, con quel continuo battere, che fa che l’acqua spezza i durissimi marmi, s’induce finalmente ad amarlo; e, vinta da questa passione, lo contenta di quello che voi dite che essa, per la imbecillità del sesso, naturalmente molto più desidera che l’amante? Parvi che questo error sia tanto grave, che quella meschina, che con tante lusinghe è stata presa, non meriti almen quel perdono, che spesso agli omicidi, ai ladri, assassini e traditori si concede? Vorrete voi che questo sia vizio tanto enorme, che, per trovarsi che qualche donna in esso incorre, il sesso delle donne debba esser sprezzato in tutto, e tenuto universalmente privo di continenza, non avendo rispetto che molte se ne trovano invittissime; che ai continui stimoli d’amore sono adamantine, e salde nella lor infinita costanza più che i scogli all’onde del mare?

LI. Allora il signor Gasparo, essendosi fermato messer Cesare di parlare, cominciava per rispondere; ma il signor Ottaviano ridendo, Deh per amor di Dio, disse, datigliela vinta, ch’io conosco che voi farete poco frutto; e parmi vedere che v’acquistarete non solamente tutte queste donne per inimiche, ma ancora la maggior parte degli uomini. Rise il signor Gasparo, e disse: Anzi ben gran causa hanno le donne di ringraziarmi; perchè s’io non avessi contradetto al signor Magnifico ed a messer Cesare, non si sariano intese tante laudi che essi hanno loro date. — Allora messer Cesare, Le laudi, disse, che il signor Magnifico ed io avemo date alle donne, ed ancora molte altre, erano notissime, però sono state superflue. Chi non sa che senza le donne sentir non si può contento o satisfazione alcuna