Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/233

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libro terzo. 217


in tatta questa nostra vita, la quale senza esse saria rustica e priva d’ogni dolcezza, e più aspera che quella dell’alpestre fiere? Chi non sa che le donne sole levano de’ nostri corì tutti li vili e bassi pensieri, gli affanni, le miserie, e quelle torbide tristezze che così spesso loro sono compagne? E se vorremo ben considerar il vero, conosceremo ancora, che, circa la cognizion delle cose grandi, non desviano gli ingegni, anzi gli svegliano; ed alla guerra fanno gli uomini senza paura ed arditi sopra modo. E certo impossibil è che nel cuor d’uomo, nel qual sia entrato una volta fiamma d’amore, regni mai più viltà; perchè chi ama desidera sempre farsi amabile più che può, e teme sempre non gli intervenga qualche vergogna che lo possa far estimar poco da chi esso desidera esser estimato assai; nè cura d’andare mille volte il giorno alla morte, per mostrar d’esser degno di quell’amore: però chi potesse far un esercito d’innamorati, li quali combattessero in presenza delle donne da loro amate, vinceria tutto ’l mondo, salvo se contra questo in opposito non fosse un altro esercito medesimamente innamorato. E crediate di certo, che l’aver contrastato Troja dieci anni a tutta Grecia, non procedette d’altro che d’alcuni innamorati, li quali, quando erano per uscir a combattere, s’armavano in presenza delle lor donne, e spesso esse medesime gli ajutavano, e nel partir diceano lor qualche parola che gl’infiammava, e gli facea più che uomini; poi nel combattere sapeano esser dalle lor donne mirati dalle mura e dalle torri; onde loro parea che ogni ardir che mostravano, ogni prova che faceano, da esse riportasse laude: il che loro era il maggior premio che aver potessero al mondo. Sono molti che estimano, la vittoria dei re di Spagna Ferrando ed Isabella contra il re di Granata esser proceduta gran parte dalle donne; chè il più delle volte quando usciva l’esercito di Spagna per affrontar gl’inimici, usciva ancora la regina Isabella con tutte le sue damigelle, e quivi si ritrovavano molti nobili cavalieri innamorati; li quali fin che giungeano al loco di veder gl inimici, sempre andavano parlando con le lor donne poi, pigliando licenza ciascun dalla sua, in presenza loro andavano ad incontrar gl’inimici con quell’animo feroce che