Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/242

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
226 il cortegiano


LX. Messer Roberto pur contraddicea, ma la signora Duchessa gli diede il torto, confermando la ragion del signor Magnifico; poi soggiunse: Noi non abbiam causa di dolersi del signor Magnifico, perchè in vero estimo che la Donna di Palazzo da lui formata possa star al paragon del Cortegiano, ed ancor con qualche vantaggio; perchè le ha insegnato ad amare, il che non han fatto questi signori al suo Cortegiano. — Allora l’Unico Aretino, Ben è conveniente, disse, insegnar alle donne lo amare, perchè rare volte ho io veduto alcuna che far lo sappia: chè quasi sempre tutte accompagnano la lor bellezza con la crudeltà ed ingratitudine verso quelli che più fedelmente le servono, e che per nobilità, gentilezza e virtù meritariano premio de’ loro amori; e spesso poi si danno in preda ad uomini sciocchissimi e vili e da poco, e che non solamente non le amano, ma le odiano. Però, per schifar questi così enormi errori, forsi era ben insegnare loro prima il far elezione di chi meritasse essere amato, e poi lo amarlo; il che degli uomini non è necessario, che pur troppo per sè stessi lo sanno: ed io ne posso esser buon testimonio; perchè lo amare a me non fu mai insegnato, se non dalla divina bellezza e divinissimi costumi d’una Signora, talmente che nell’arbitrio mio non è stato il non adorarla, nonche ch’io in ciò abbia avuto bisogno d’arte o maestro alcuno; e credo che ’l medesimo intervenga a tutti quelli che amano veramente: però piuttosto si converria insegnar al Cortegiano il farsi amare, che lo amare.

LXI. Allora la signora Emilia, Or di questo adunque ragionate, disse, signor Unico. — Rispose l’Unico: Parmi che la ragion vorrebbe che col servire e compiacer le donne s’acquistasse la lor grazia; ma quello di che esse sì tengon servite e compiaciute, credo che bisogni impararlo dalle medesime donne; le quali spesso desideran cose tanto strane, che non è uomo che le imaginasse, e talor esse medesime non sanno ciò che si desiderino; perciò è bene che voi, Signora, che sete donna, e ragionevolmente dovete saper quello che piace alle donne, pigliate questa fatica, per far al mondo una tanta utilità. — Allor disse la signora Emilia: Lo esser voi gratissimo universalmente alle donne, è buono ar-