Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/283

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libro quarto. 267


facesse del principe, come di capo, e dei nobili e dei popolari, come di membri16, un corpo solo unito insieme, il governo del quale nascesse principalmente dal principe, nientedimeno partecipasse ancora degli altri; e così arìa questo stato forma di tre governi buoni, che è il Regno, gli Ottimati e ’l Popolo.

XXXII. Appresso, gli mostrarei, che delle cure che al principe s’appartengono, la più importante è quella della giustizia; per la conservazion della quale si debbono eleggere nei magistrati i savii e gli approvati uomini, la prudenza de’ quali sia vera prudenza accompagnata dalla bontà, perchè altrimenti non è prudenza ma astuzia; e quando questa bontà manca, sempre l’arte e sottilità dei causidici non è altro che ruina e calamità delle leggi e dei giudicii, e la colpa d’ogni loro errore si ha da dare a chi gli ha posti in officio. Direi come dalla giustizia ancora depende quella pietà verso Iddio, che è debita a tutti, e massimamente ai principi, li quali debbon amarlo sopra ogni altra cosa, ed a lụi come al vero fine indrizzar tutte le sue azioni; e, come dicea Senofonte, onorarlo ed amarlo sempre, ma molto più quando sono in prosperità, per aver poi più ragionevolmente confidenza di domandargli grazia quando sono in qualche avversità: perchè impossibile è governar bene nė sè stesso nè altrui senza ajuto di Dio; il quale ai buoni alcuna volta manda la seconda fortuna17 per ministra sua, che gli rilievi da gravi pericoli; talor la avversa, per non gli lasciar addormentare nelle prosperità tanto che si scordino di lui, o della prudenza umana, la quale corregge spesso la mala fortuna, come buon giocatore i tratti mali de’ dadi col menar ben le tavole. Non lasciarei ancora di ricordare al principe che fosse veramente religioso, non superstizioso, nè dato alle vanità d’incanti e vaticinii; perchè, aggiungendo alla prudenza umana la pietà divina e la vera religione, avrebbe ancora la buona fortuna, e Dio protettore, il qual sempre gli accrescerebbe prosperità in pace ed in guerra.

XXXIII. Appresso direi, come dovesse amar la patria e i popoli suoi, tenendogli non in troppo servitù, per non si far loro odioso; dalla qual cosa nascono. le sedizioni, le con-