Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/312

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296 il cortegiano


miglior pegno d’amore, al mio giudicio, è mal sicuro: e veramente io aspettava pur che voi faceste questa vostra donna un poco più cortese e liberale verso il Cortegiano, che non ha fatto il signor Magnifico la sua; ma parmi che tutti dui siate alla condizione di quei giudici, che danno la sentenza contra i suoi per parer savii. —

LXIV. Disse il Bembo: Ben voglio io che assai più cortese sia questa donna al mio Cortegiano non giovane, che non è quella del signor Magnifico al giovane; e ragionevolmente, perchè il mio non desidera se non cose oneste, e però può la donna concedergliele tutte senza biasimo; ma la donna del signor Magnifico, che non è così sicura della modestia del giovane, deve concedergli solamente le oneste, e negargli le disoneste: però più felice è il mio, a cui si concede ciò ch’ei dimanda, che l’altro, a cui parte si concede e parte si nega. Ed acciò che ancor meglio conosciate che l’amor razionale è più felice che ’l sensuale, dico che le medesime cose nel sensuale si debbono talor negare, e nel razionale concedere, perchè in questo son disoneste, ed in quello oneste; però la donna, per compiacer al suo amante buono, oltre il concedergli i risi piacevoli, i ragionamenti domestici e secreti, il motteggiare, scherzare, toccar la mano, può venir ancor ragionevolmente e senza biasimo insin al bascio, il che nell’amor sensuale, secondo le regole del signor Magnifico, non è licito; perchè per esser il bascio congiungimento e del corpo e dell’anima55, pericolo è che l’amante sensuale non inclini più alla parte del corpo che a quella dell’anima; ma l’amante razionale conosce che, ancora che la bocca sia parte del corpo, nientedimeno per quella si dà esito alle parole, che sono interpreti dell’anima, ed a quello intrinseco anelito che si chiama pur esso ancor anima; e perciò si diletta d’unir la sua bocca con quella della donna amata col bascio56, non per moversi a desiderio alcuno disonesto, ma perchè sente che quello legame è un aprir l’adito alle anime, che tratte dal desiderio l’una dell’altra si trasfondano alternamente ancor l’una nel corpo dell’altra57, e talmente si mescolino insieme, che ognun di loro abbia due anime, ed una sola di quelle due così composta regga quasi