Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/317

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libro quarto. 301


quella suprema felicità che dai sensi è incomprensibile.

LXIX. Se adunque le bellezze, che tutto di con questi nostri tenebrosi occhi vedemo nei corpi corruttibili, che non son però altro che sogni ed ombre tenuissime di bellezza, ci pajon tanto belle e graziose, che in noi spesso accendon foco ardentissimo, e con tanto diletto69, che reputiamo niuna felicità potersi agguagliar a quella che talor sentemo per un sol sguardo che ci venga dall’amata vista d’una donna: che felice maraviglia, che beato stupore pensiamo noi che sia quello, che occupa le anime che pervengono alla visione della bellezza divina! che dolce fiamma, che incendio soave creder si dee che sia quello, che nasce dal fonte della suprema e vera bellezza! che è principio d’ogni altra bellezza, che mai non cresce, nè scema: sempre bella, e per sè medesima, tanto in una parte, quanto nell’altra, semplicissima; a sè stessa solamente simile, e di niuna altra partecipe; ma talmente bella, che tutte le altre cose belle son belle perchè da lei partecipan la sua bellezza70. Questa è quella bellezza indistinta dalla somma bontà, che con la sua luce chiama e tira a sè tutte le cose; e non solamente alle intellettuali dona l’intelletto, alle razionali la ragione, alle sensuali il senso e l’appetito di vivere, ma alle piante ancora ed ai sassi communica, come un vestigio di sè stessa, il moto, e quello instinto naturale delle lor proprietà. Tanto adunque è maggiore e più felice questo amor degli altri, quanto la causa che lo move è più eccellente; e però, come il foco materiale affina loro, così questo foco santissimo nelle anime distrugge e consuma ciò che v’è di mortale, e vivifica e fa bella quella parte celeste, che in esse prima era dal senso mortificata e sepolta. Questo è il Rogo, nel quale scrivono i poeti esser arso Ercole nella sommità del monte Oeta, e per tal incendio dopo morte esser restato divino ed immortale; questo è la ardente Rubo di Moisè, le Lingue dipartite di foco, l’infiammato Carro di Elia, il quale radoppia la grazia e felicità nell’anime di coloro che son degni di vederlo, quando, da questa terrestre bassezza partendo, se ne vola verso il cielo. — Indrizziamo adunque tutti i pensieri e le forze dell’anima nostra a questo santissimo lume, che ci mostra la