Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/361

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annotazioni. 345


Pag. 298, lin. 13.e i tormenti. Le Aldine degli anni 1538, 1541 e 1547, e tormenti.

Pag. 298, lin. 27.l’accresce. Meglio così le Aldine degli anni 1538, 1541 e 1547; quelle del 1528, del 1533 e del 1545, le accresce.

Pag. 299, lin. 12. — Diotima presso Platone nel Convito insegna, che si deve ascendere dalla bellezza d’un corpo alla bellezza universale di più corpi. Ciccarelli.

Pag. 299, lin. 34.possa. Le Aldine, tranne quella del 1545, ed altre antiche, poesia; e forse così scrisse l’autore.

Pag. 299, lin. 36.passi. Meno bene le Aldine degli anni 1538, 1541 e 1547, si passi.

Pag. 300, lin. 4. — Socrate nel Convito appresso Platone. Ciccarelli.

Pag. 300, lin. 6.nella vita spirituale. Le Aldine degli anni 1538, 1541 e 1547, e le edizioni a queste affini, comprese quelle del Dolce e del Ciccarelli, omettono la parola vita.

Pag. 300, lin. 10. — Dicono i Platonici, che la bellezza del corpo è una ombra della bellezza dell’anima, e quella dell’anima è ombra di quella dell’angelo, e questa è ombra della bellezza divina; nella maniera che alcuni sogliono dire, che la luce del sole ch’è nell’acqua è ombra di quella che è nell’aria, e quella dell’aria è ombra a rispetto dello splendore del fuoco; il quale parimente è un’ombra in comparazione della infinita luce che nel corpo solare si vede. Ciccarelli.

Pag. 300, lin. 16.nascoso. Le Aldine degli anni 1541 e 1547, nascosto.

Pag. 301, lin. 6. — Diotima appresso Platone nel suo Convito dice, che se gli uomini mentre mirano un bel corpo sogliono rendersi molto maravigliosi, e, se possibil fosse, per contemplarlo sempre, eleggerebbono starsi senza alcuna sorta di cibo: quanto più felice e maraviglioso dobbiamo creder che sia il vedere l’istessa bellezza sincera, pura, intera, semplice, non contaminata da carne o da color umano, nè d’altra sorte di mortal sordidezza macchiata? Ciccarelli.

Pag. 301, lin. 20. — Platone nel suo Convivio. Ciccarelli.

Pag. 302, lin. 11. — Ragiona il Castiglione in fine di questo IV libro, per bocca di messer Pietro Bembo, di molti amori tra sè diversi: come del sensuale, ch’egli disapprova, e massime ne’ vecchi, a’ quali più che a’ giovani si disdice; del depurato dai sensi, del quale tra’ Gentili fu gran maestro Platone, le cui dottrine volentieri segue, e le cui maniere di esprimersi bene spesso usurpa il nostro