Pagina:Castiglione - Il libro del Cortegiano.djvu/340

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324 annotazioni.


sai maggiore vivendo che non presso i posteri. Fa tuttavia cavaliere assai leggiadro, versato nelle buone lettere, e particolarmente nella poesia. Non si trattenne che di passaggio alla corte di Urbino, poiché era Scrittore Apostolico ed Abbreviatore sotto Giulio II.

12. FRANCESCO MARIA DELLA ROVERE, allora PREFETTO DI ROMA; Lib. I, cap. 54, 55; Lib. II, cap. 42, 43; Lib. IV, cap. 73.

Francesco Maria figliolo di Giovanni della Rovere, e di Giovanna sorella di Guidubaldo da Montefeltro duca d’Urbino, nacque li 24 marzo 1491, e perciò al tempo nel quale si finge tenuto il dialogo era giovane di soli sedici anni. Giulio II, suo zio, per assicurargli la successione al ducato d’Urbino, si adoperò in modo, che da Guidubaldo, il quale era senza prole, fu adottato per figliolo li 19 settembre 1504; poscia, per ottenere l’appoggio anche della duchessa Elisabetta, trattò che se gli desse per moglie Eleonora Gonzaga figliola di Francesco marchese di Mantova, e nipote perciò di Elisabetta; il qual matrimonio, conchiuso e pubblicato il 2 marzo 1505, per la tenera età degli sposi non si celebrò che il 25 novembre 1509, dopo che già Francesco Maria era succeduto al morto Guidubaldo. Espulso l’anno 1516 da papa Leone X, che concesse quel ducato a Lorenzo de’ Medici suo nipote, si rifugiò a Goito nel Mantovano. L’anno seguente, con una mano di circa 9,000 soldati raccogliticci di varie nazioni, tentò di recuperare lo stato; ma costretto infine di abbandonare l’impresa, si ricoverò nuovamente in quel di Mantova. Finalmente, morto appena papa Leone (1521), posti insieme quattromila fanti e duemila cavalli, ajutato dall’amore dei popoli, recuperò in breve spazio tutte le terre del ducato. Nel 1527, al tempo della spedizione di Carlo Borbone contro Roma, era capitano generale dell’esercito della Lega; e vuolsi che ad arte lasciasse che le cose del papa (Clemente VII) andassero in rovina, in vendetta dei danni recatigli dalla famiglia dei Medici. Morì avvelenato ai 20 ottobre 1558, in età di soli 47 anni. Di tale misfatto venne incolpato Cesare Fregoso, che, essendo generale della fanteria veneziana, aveva avuto briga col Duca, supremo capitano di quella Republica.

13. NICOLÒ FRIGIO o FRISIO: Lib. II, cap. 99; Lib. III, cap. 3, 19, 22, 24-26, 28, 37, 45, 49; Lib. IV, cap. 42.

Il Bembo lo dice uomo Germano, ma avveno a’ costumi della Italia. Fu familiare dello imperatore Massimiliano, a nome del quale si trovò al chiuder della lega di Cambrai; uomo di grande esperienza negli affari, ma sopratutlo d’una bontà e lealtà singolare. Tornato in Italia, entrò a’ servigi di Bernardino CarvajaI cardinale di Santa Croce; e passando per Urbino colla corte del Papa, vi si fermò alcun tempo, e vi contrasse amicizia col Bembo e col Castiglione, il quale