Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 1.djvu/30

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mani alcuno di questi libri, che per avventura non saranno usciti dalla Spagna, se non se pochissime copie.

Da tutte queste cose avrai potuto fin qui apprendere, o discreto e savio lettore, quanto abbisognasse fare, una nuova impressione di queste così malconce Epistole, ad oggetto di render loro la primiera chiarezza, e di raddolcire il pascolo a’ letterati e ai divoti, restituendole nel primo fiore di quella naturale dicitura, come la faconda verginella sanese le produsse, e come il beato Raimondo, e gli altri nominati discepoli fresche e sincere le colsero, e molti ancora di quella rugiada, ch’era sopra di loro cascata dal cielo: cioè a dire, di quella grazia divina sparse e ripiene, che alle grazie del volgar sanese di quei tempi volle acconciarsi.

Il perchè confortati noi a così lodevole impresa, determinammo arricchire questa nuova stampa colla giunta di quelle più lettere che avessimo potuto ritrovare fin qui non pubblicate; ed illustrarle finalmente tutte coll’osservazioni e dichiarazioni intorno all’istoria di que’ tempi, ed a molte sentenze della santa maestra.

Delle lettere, che mai sotto il torcolo non erano capitate ne radducemmo fino a ventitrè, e queste tutte nella seconda parte abbiamo riposte, siccome a persone secolari titolate. Imperocchè (servando lo stesso partimento d’Aldo Manuzio) nella prima parte, che è questa, si contiene tutto il carteggiare della santa colle persone di Chiesa, e nella seconda, che a questa va unita, il negozio dell’eterna salute, ch’ella trattò coll’anime del secolo.

Ci diamo però a giudicare, che qualche altra giunta avremmo dovuto fare a quest’opera, se avessimo potuto ritrovare quel Codice, che dai frati domenicani di Siena fu donato al pontefice Alessando VII, e se i Padri certosini di Pavia ci avessero comunicato il riscontro di certo loro manoscritto, in cui molte lettere della santa sappiamo trovarsi forse raccolte dal beato Stefano, come dicemmo che quivi gran tempo si trat-