Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 1.djvu/31

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

xxv

tenne al governo di quel monistero, e che quel tempio arricchì del mantello nero della medesima gloriosa vergine.

Pensando poi a rifinire quest’opera d’erudite annotazioni e sentendoci deboli di forze per una così ardita impresa, credemmo d’assicurarne la riuscita, appoggiandola alla cura dell’eruditissimo ed infaticabile padre Federico Burlamacchi lucchese della compagnia di Gesù, della cui vasta letteratura tanto nome da per tutto si è disteso, ed in particolare per tanti nuovi lumi che egli ha dati alla geografia di cui è lettore nell’università sanese e nel collegio dei nobili; e all’istoria delle Case di tutti i Principi del mondo, non mai fin adesso tanto al profondo ritrovata, nè esaminata come da lui: opere, che quanto vogliono tenersi al coperto della sua moderazione religiosa, altrettanto vengono acclamate dall’altrui purgato giudizio universale e dall’universal desiderio di saper le cose fin qui non sapute. Ond’è che sendo divolgate fra tutte quelle nazioni che frequentano l’accademia sanese, non siamo fuora di speranza che ci spuntino ad un tratto alla luce della stampa da qualche orizzonte straniero di quelli che si fanno pregio di far comparire al mondo certe nuove stelle di prima grandezza.

Egli pertanto questo letteratissimo ed umanissimo religioso, e per l’istinto antico e generoso che ha la sua patria di accomunare gl’nteressi della propria sua gloria con quegli della gloria sanese, e per la professione che fa la sua Compagnia di Gesù d’imprendere ad avvantaggiar quelle cause che possono avvantaggiar la causa della cristiana pietà, ed appoggiare qualche diritto combattutto della santa Sede apostolica, avvisandosi quanto moltiplicar potessero le messi evangeliche dallo spargere nuovamente per la terra del buon padre di famiglia questa semenza fruttuosa, ripulita da quel gioglio che l’ignoranza altrui vi aveva