Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/10

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la fatica al prossimo: bandisce virilmente la \ erità, e non tarda per liegligenzia, ma è.sollicito ed è fatto vasello di dilezione pieno di fuoco a portare ed a predicare la parola di Dio. Or così desidera l’anima mia; perocché con grandissimo ed affocato desiderio’ ho desiderato di fare pàsqna con voi, cioè di vedere compito e consumato il desiderio mio. Or quanto sarà beata l’animd mia, quando io vedrò voi sopra tutti gli altri essere posto, fermato e stabilito nell’obietto vostro Cristo crocifisso, e pascervi e nutricarvi del cibo dell’anima, perocché 1’anima che non vede sé per sé, ma vede sè per Dio, e Dio per Dio, inquanto è somma ed eterna bontà, e degno d’essere amato da noi, ragguardando in lui folletto nell’affocato e consumato amore, trova la imagine della creatura in lui, ed in sè medesimo trova Dio in imagine sua, cioè, che quello amore che vede che Dio ha a lui, quello amore distende in ogni creatura, e però subito si sente costretto ad amare il prossimo come sè medesimo, perchè vede che Dio sommamente l’ama, ragguardando sè nella fonte del mare della divina essenzia. Allora il desiderio dispone od amare sè in Dio e Dio in sè, siccome colui che ragguarda nella fonte, che vi vede la imagine sua, e vedendosi s’àma e si diletta, e se elli è savio prima si muòversi ad amàre la fonte, che sè; perocché, se elli non si fosse veduto, non s’avarebbe amato, nè preso diletto, hè corretto il difetto della faccia sua, il quale vedeva in osso fonte. Or così pensate, figliuoli miei dolcissimi, che in altro modo non potremmo vedere la nostra dignità, nè i nostri difetti, i quali ci tolgono la bellezza dell’ anima nostra, se noi non ci andassimo a specchiare nel mare pacifico della divina essenza, dove per essa ci rappresenta noi; perocché inde siamo esciti, creandoci la sapienzia di Dio all’imagine e similitudine sua; ivi troviamo I’ unione del Nerbo innestato nella nostra umanità: troviamo, e vediamo, e gustiamo la fornace della carità sua, il quale tu quello mezzo che die’noi a noi, e poi unì il Verbo