Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/119

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119 dunque, levate via il cuore vile, e la disordinata e stretta coscenzia, e non date 1* occhio al perverso dinionio che vuole impedire tanto bene, e non vorrebbe essere cacciato della città sua. E voglio che con cuore virile e sollicitudine perfetta il faciate, vedendo che altra legge è quella dello Spirilo Santo, che quella degli uomini. Accordatevi con quello dolce innamoralo di Paulo, e siate uno vasello di dilezione a portare ed a bandire d nome di Jesù. Ben mi pare che Paulo si specchiasse in questo occhio, ed ine perdesse sè, ed ine riceve tanla larghezza, che elli desidera e vuole essere scomunicato e partilo da Dio per li fratelli suoi. Era innamorato Paulo di quello che Dio s’innamorò, e vede che la carità non offende, nè riceve confusione. Moisò guardò all’onore di Dio, e però voleva essere cacciato del Libro della Vita prima cli

1 populo avesse morte, per la qual cosa io vi costringo e voglio che in Cristo Jesù stiate fermo a stirpare i vizj e piantare le virtù, seguitando la prima verità, come detto è, ed i santi che hanno seguitato le vestigie sue, non ponendo regola nè misura al desiderio che vuole essere senza misura. Fate ragione d’ essere tra uno popolo infedele, scomunicato pieno d’iniquità, convienvi per forza d’amore participare con loro, perocché io vi fo sapere, che a questo modo participarete con la carità e con loro, cioè, per l’amore che avete alla salute loro; che se il nostro conversare fusse con amore proprio f o per diletto, che ne traeste, o spirituale, o temporale che fusse fuore di questa fame, sarebbe da fuggire e temere la loro conversazione. Levate adunque ogni amaritudine ristretliva, e credete più altrui che a voi medesimo; e seildimonio volesse pure stimolare la coscienza vostra, diteli che faccia ragione con meco di questo e d’ ogni altra cosa, perocché la madre ha a rendere ragione del figliuolo. Or così dunque voglio che siate sollicito, perocché veruno caso, o punto sarà sì forte, che la carità non rompa, e voi fortificare. Benedicetemi il mio figliuolo