Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/134

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
134

4-34 condo che la ragione la guida, e non appetisca se non l’onore di Dio e la salute delle creature; così voglio che facciate con grande sollecitudine, sentendo il caldo sul calore del Re nostro: in questo modo signoreggiaremo la nostra sensualità e freddezza con cuore virile, e sarete gustatore,dei vero ed amoroso cibo, il quale il Figliuolo di Dio mangiò in su la mensa della santa croce. * a IL Questo farete voi, e Neri, e fate con sollicitudine ciò che potete fare, dando 1’ onore a Dio e la fadiga al prossimo, cori fede che lo Spiritò Santo farà juellò che a voi pare impossibile: del venire costà invisibilmente io il fo per continua orazione a. voi e a tutto il popolo, e visibilmente quando sarà possibile a me di fare, e quando Dio vorrà. Dell’andare a santa Agnesa non veggo il modo d’andarvi ora per la festa sua (J), perocché non ho apparecchiato quello che voleva, se già Dio non provedesse. Se vedete costà l’onore di Dio, non paja fadiga distare un poco più!

anco adoperate quello che è di bisogno con allegrezza e state con ardente cuore. Dite a frate Simone, figliuolo mio in Cristo Jesù, che il figliuolo non teme mai d’andare alla madre, anco corre a lei singularmente quando si vede percuotere, e la madre il riceve in braccio

tiello al petto suo e notricalo: e poniamo che io cattiva madre sia, nondimeno sempre il portarò al petto della carità. Siale sollicito e non negligente sì, che l’anima mia riceva letizia nel cospetto di Dio. Non ho avuto tempo di scriverli: benedicetelo cento migliaja di volle da parte dì Cristo Jesù. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Alessia, ed io e Cecca ci mandiamo mollo raccomandando. Jesù dolco, Jesù amore. .