Pagina:Caterina da Siena - Epistole, 3.djvu/141

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fuorno, ed il sole la luce sua sopra la terra, così si rappresenta nell’ anima mia tutte quante 1* operazioni essere solamente amore, perocché non sono fatte d’altro che d’amore, e però dice elli: Io son Dio amore.

Di questo nasce uno lume nel mislerio inestimabile del \ erbo incarnato, che per forza d’amore è stato dato con tanta umilità, che fa confondere la mia superbia, ed insegnaci a non ragguardare all’operazioni sue, ma all’ affetto infocato del Verbo donato a noi, e dice che facciamo come colui che ama, che quando l’amico giogne con uno presente, non mira alle mani per lo dono che elli reca, ma apre l’occhio dell’amore, e ragguarda il cuore e TafFetto suo; or così vuole che facciamo noi quando la somma, eterna e sopra dolce bontà di Dio visita l’anima nostra. \ isita dunque coi smisurati benefizii, fate subito che la memoria sorga a ricevere quello che lo intendimento intende nella divina carità, e la volontà si levi con ardentissimo desiderio, e riceva e ragguardi il cuore consumalo del dolce e buono Jesù, che n’è donatore, e così vi trovarete affocato e vestito di fuoco, e del dono del sangue del Figliuolo di Dio, e sarete privato d’ogni pena e malagevolezza. Questo fu quello che tolse la pena alli discepoli santi, quando li convenne lassare. Maria, e 1 uno, e l’altro, e per seminare la parola di Dio volentieri lo portarono. Corrite dunque, corrite, corrile.

II. De’ fatti di Benincasa (Z?) non posso rispondere, se io non sono a Siena. Ringraziate misser N^colaio della carità (C) che ha adoperata per loro. Alessia ed io, e Cecca poverelle vi ci raccomandiamo mille miglia j a di volte. Dio sia sempre nell’anima vostra, amen.

Jesù, Jesù. Catarina serva de’ servi di Dio.